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3 Agosto 2019

LA VALLÉE NOTIZIE | È buona e va di moda: funziona la birra “Made in Valle d’Aosta”

Hanno in comune la passione per la birra. Hanno studiato, sperimentato, scelto. Si sono posizionati lungo la vallata centrale, ma non solo. Sono i «mastri birrai» valdostani: anche se non tutti si fanno chiamare così, alcuni preferiscono «birraiolo» o semplicemente «appassionato», hanno comunque una ricetta ideale e vogliono realizzarla.

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Agrodolce

Si parte nella Plaine
I primi birrifici sono nati ad Aosta e dintorni. Il B63, che prende il nome dall’anno di nascita dei due soci Paola Paroncini e Antonio Pistilli, ha aperto nel 2010. In realtà oggi le società sono 2, la B63 per la somministrazione, in piazza Caveri ad Aosta, e il Birrificio 63 in corso Lancieri sempre ad Aosta. «Abbiamo distinto le 2 parti – spiega Paola Paroncini – perché non avevamo spazio a sufficienza per aumentare la produzione e non riuscivamo ad imbottigliare, perché tutto veniva spillato al bar. Da gennaio, in corso Lancieri, facciamo solo produzione, circa 350 ettolitri l’anno: ora forniamo la nostra birra in bottiglia, per esempio a locali di Champoluc, Valtournenche o Courmayeur. La nostra è una birra cruda che ha bisogno della catena del freddo, non può stare sugli scaffali di un supermercato».

Le 7 birre da listino portano nomi di generi musicali, dalla Swing, una Lager, alla Country, una Bavarian Weizen. Poi ci sono la Castagna, una doppio malto ambrata prodotta in settembre/ottobre con farina di castagne, quella della cooperativa Il Riccio di Lillianes, e la Sant’Orzo, la doppio malto scura speziata in stile Ale che si fa in dicembre/gennaio.

Un po’ per volta portano i loro prodotti anche fuori dalla Valle: «Un locale sul Lago di Garda – continua Paola Paroncini – e Fico Eataly World a Bologna ci hanno scelto per rappresentare la Valle d’Aosta». Al Birrificio 63 si produce pure per altri, che non hanno gli impianti ma hanno ben chiara la ricetta che vogliono ottenere, così come il Birrificio Aosta , che si trova a Saint-Christophe e che ha iniziato l’attività il 7 agosto 2009: «Stiamo preparando una bella festa di compleanno, a settembre. – racconta Fulvio Beata, anche lui classe ’63 – Lavoravo nel campo dell’informatica ma non ero soddisfatto. Avevo girato molti Paesi in cui è nata la birra e ho deciso di farla anche io: oggi guadagno di meno, lavoro di più ma sono molto soddisfatto».

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C’è la produzione per conto terzi, ci sono stare collaborazioni con altri birrifici fuori Valle e ora si sta rinnovando tutto: «Sono partito con il mio socio Mauro Toson. – continua Fulvio Beata – All’inizio facevamo 4 birre, che sono diventate 7 e poi si sono aggiunte le birre stagionali di Natale e di Sant’Orso e ogni anno una celebrativa diciamo “del compleanno”». Ad inizio 2019 Mauro Toson ha passato il testimone a Domenico Cavallaro, 45 anni, che dopo gli studi da birraio all’Accademia delle Professioni di Padova e alla prestigiosa Doemens Academy di Monaco di Baviera, in Germania, stava facendo uno stage presso di loro. «Le scuole sono una novità degli ultimi anni – spiega Domenico Cavallaro – ora da noi sta facendo il tirocinio Simone Borgaro, che ha studiato a Torino . Abbiamo aperto il locale, Albirrificio, ed è nato il progetto di produzione che ora si evolve: partiamo da una piccola produzione 400 ettolitri ma vorremmo arrivare a 600». Le birre a catalogo sono una dozzina: «Ci dedichiamo ad un pubblico di appassionati – conclude Fulvio Beata – e intanto continuiamo la collaborazione con Valpi per la birra al miele di castagne».

Guardando la Francia
L’ultimo nato, in termini di impianto, è il Birrificio Courmayeur Mont Blanc, che vede al timone Enrico Serafini e Luca Caglianone, mentre a seguire la produzione c’è il mastro birraio Fabrizio Roux. «Siamo sul mercato dal 2016. – racconta Fabrizio Roux – Tutto è partito producendo in Lombardia, e finalmente, alla fine del 2018, la produzione si è spostata nel nuovo impianto di Courmayeur. Potremmo già arrivare ad una produzione di 250 ettolitri». L’acqua è quella della Val Ferret, alla quale si aggiunge tanta passione: «Faccio il birraio perché mi è sempre piaciuto. – continua Fabrizio Roux, che è anche atleta di ultratrail e viene da Arnad – Ho studiato a Padova, ho lavorato in vari birrifici: a Courmayeur conoscevo già Enrico Serafini, che ha un negozio di ortofrutta, Luca Caglianone, proprietario del Ristorante La Terrazza. Quando mi sono sentito pronto ed era tutto a posto, siamo partiti. Le mie ricette sono passate da 2 a 4, tutte con nomi di cime del Bianco: 2 sono a bassa fermentazione, la lager chiara Brenva, in stile tedesco, e l’ambrata Dame anglaise, una doppelbock da 7.5 gradi; poi ci sono la Punta Helbronner, una American Pale Ale a base di malto molto luppolata, e la Aiguille blanche, in stile belga classico, di frumento, speziata di coriandolo e arancia amara. Il progetto si basa su birre a bassa fermentazione, l’acqua qui è molto dolce e va bene per lo stile tedesco o per le miste». La distribuzione per ora è soprattutto in Valle d’Aosta, nel mirino Lombardia, Piemonte e Liguria e Francia.

FONTE: La Vallée Notizie

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